Cane o gatto? Questo è il problema

cane e gatto insieme

A dir la verità non è tanto un problema in quanto spessissimo almeno sulla specie animale non ci sono dubbi: ci sono persone che prediligono i felini e altre che adorano i cani; le due categorie sono abbastanza ben separate e non sono molti coloro che indifferentemente “amano” entrambe queste due specie animali.  La maggior parte dei gatti presenti nelle nostre abitazioni ci arriva “involontariamente”, nel senso che in un qualche modo ci si imbatte nel classico gattino vagante, oppure si recupera da persone che non hanno provveduto alla sterilizzazione della propria gatta e sfornano in continuazione cucciolate da piazzare.
La difficoltà della scelta riguarda comunque soprattutto coloro che desiderano un cane, data la vastissima gamma di possibilità che questa specie offre. E qui cominciano i guai per l’animale che più di qualsiasi altro è soggetto alle mode, le quali, come si sa, badano più a criteri estetici e decorativi che ad altro. C’è stato l’anno del bobtail, quello del bull-dog, quello ricorrente del dalmata (di solito coincide con la riedizione periodica della “Carica dei 101”), c’è stato l’anno dello Scottish terrier (pubblicità della nota marca di whisky), e così via. Ci sono poi razze sempre sulla breccia come il pastore tedesco, il setter, il beagle o il cocker, che non hanno bisogno di essere “lanciate” da spot pubblicitari. Oggi “vanno molto” i labrador e i golden retriever (cani di buon carattere), ma anche i vari molossoidi più o meno pesanti e ingombranti, protagonisti di spot pubblicitari.
E’ purtroppo raro che qualcuno si rivolga ad un veterinario o ad un addestratore (sarebbe meglio dire “educatore”) per avere un consiglio sul tipo di cane da prendere, anche perché di solito tutti partono con un’idea ben precisa e difficilmente si faranno traviare da suggerimenti in realtà non desiderati.  Ancor più raro che venga richiesto un aiuto nella scelta di un particolare cane di una cucciolata, cosa che di solito viene lasciata completamente al caso o alla “simpatia”.
Ed è un vero peccato, perché un certo numero di persone (e anche di animali) potrebbe evitare un sacco di problemi se solo il futuro proprietario si informasse un po’ di più.
Ricordatevi che i vari manuali descrittivi di particolari razze sono scritti da appassionati di quella razza e che quindi tenderanno a glissare su eventuali lati negativi, mentre sottolineeranno con dovizia di particolari tutte le caratteristiche positive. Per non menzionare il fatto che di solito sono anche allevatori di quella razza e che quindi tenderanno a “vendere” il loro prodotto.
Non si deve poi ignorare che anche un cane di “pura razza” con tanto di pedigree con ascendenti fino alla settima generazione, non è detto che abbia per forza tutti i requisiti propri della razza prescelta: una certa variabilità è sempre possibile e anzi probabile.
Inoltre, come detto prima, spesso i cani vengono selezionati per le caratteristiche fisiche e non tanto per il carattere e quindi si corre il rischio, se appartengono ad una delle razze di moda in un particolare momento, di ritrovarsi con dei soggetti magari molto belli, ma con dei problemi di comportamento o malattie genetiche causate dalla eccessiva consanguineità o da criteri di selezione scorretti.
Non lasciatevi quindi travolgere dall’emotività nelle vostre scelte e attenzione ai consigli di chi vende. Cercate sempre di capire se davvero siete in grado di gestire quel tipo di animale. E’ vero che anche chi cerca consiglio poi magari non lo segue, ma almeno ha tentato.

Veniamo al dunque. Esistono dei criteri di scelta?  Sì, certo.

Gli anglosassoni, maestri della schematizzazione, suggeriscono di considerare almeno sempre quattro fattori:
1) dimensione
2) tipo di mantello
3) necessità di cure particolari
4) stile di vita del proprietario

Noi ne aggiungiamo anche un quinto, il costo.

I primi tre criteri sono facilmente comprensibili, mentre purtroppo l’ultimo e più importante, viene sovente assolutamente trascurato, motivo per cui così frequentemente il cane e il proprietario prendono strade diverse: l’abbandono in Italia è sempre di gran moda come soluzione cane rompi.

Dimensione

Non è vero che per tenere un cane grosso si debba per forza essere proprietari di una casa di dieci locali. Nessun cane sano di mente passa la giornata correndo su e giù per un corridoio o continuando a cambiare stanza.
Quello che è fondamentale è avere parecchio tempo a disposizione per far muovere il cane all’aperto, anche un paio d’ore al giorno. Se il futuro proprietario è un jogger che tutte le mattine esce alle sei e corre per quindici km, pur abitando in un monolocale può permettersi di farsi accompagnare da un cane di ragguardevoli dimensioni o comunque da un “atleta” che nel frattempo di km ne farà trenta o quaranta. Poi si può tornare nel proprio mini appartamento con il proprio cagnone stanco, ma felice.
Il buon senso anche qui si impone: se si abita in quattro in quaranta metri quadri non è proprio un’idea geniale comperare un fila brasileiro, se non altro per evitare di calpestarlo ogni due minuti.
Un’altra convinzione molto diffusa è quella che accomuna il cane alla presenza di un giardino. Quante volte ha sentito dire: “no, non ho animali, ma se avessi un giardino ne terrei sicuramente uno”. In realtà cani che hanno a disposizione l’accesso all’esterno spesso non vanno nemmeno fuori se non esce anche il proprietario.
Mai comunque si deve piantare il cane all’aperto, come se fosse un albero e poi non guardarlo più. Si possono avere sorprese tutt’altro che piacevoli. Se ripensate ad alcuni dei casi riportati con gran fracasso da giornali e tv in cui i cani sono “colpevoli” di gravi lesioni agli esseri umani, soprattutto bambini, ma anche adulti, guarda caso si tratta quasi sempre di bestie lasciate in solitudine con pochi contatti con le persone. Inutile stupirsi poi se i quattro Rottweiler abbandonati a se stessi e cresciuti pressoché allo stato brado in un parco, si mangiano la tapina che gli porta il cibo.
Cani piccoli, nervosi e sovreccitabili non sono i più adatti se in famiglia ci sono bambini che oltretutto, viste le dimensioni ridotte, potrebbero involontariamente far del male al chihuahua. Cane piccolo non significa poi che non deve mai uscire.
L’amico abbaiante, anche la razza più minuscola e da salotto, ha la necessità di una “vita sociale”, di incontrarsi con i suoi simili e di “ispezionare” olfattivamente e visivamente il proprio territorio. É molto comodo abituare il “toy” a servirsi del giornale per i propri bisogni fisiologici, ma la povera bestia, anche se arriverà a diciassette anni, non si può dire che sarà mai stata felice in senso canino. Inoltre, se completamente disabituati all’ambiente esterno, è possibile che ogni volta che si cercherà di portarli fuori si avrà a che fare con un animale   completamente terrorizzato e tremebondo.

E’ importante rispettarli sempre, sia dal punto di vista fisico che da quello mentale.

Tipo di mantello

Alcuni cani presentano non pochi problemi per la gestione della pelliccia.

I pastori bergamaschi, i bobtail, i levrieri afgani, i collies e simili hanno necessità di cure costanti del pelo, che in certe razze può anche crescere praticamente in maniera continua. Alcuni cani piccoli, ma con il pelo lungo, vivendo in città si comportano da veri e propri aspirapolveri e raccattacarta (e schifezze assortite). Le persone che stravedono per la pulizia dovrebbero tenere presente questo fatto. Se lo scopo della vita è la casa immacolata meglio un bassotto a pelo raso che un puli, grosso cane ungherese con boccoli di pelo ritorto che toccano il suolo. I cani a pelo duro, terrier, schnautzer e altri vanno “strippati”,   procedura difficoltosa che è meglio fare compiere ad un professionista del mestiere, se non ci si vuole ritrovare con uno spaventapasseri. Vanno sempre anche tenuti presenti i costi del mantenimento degli animali.  La toeletta di cani di grossa taglia e con pelo lungo e folto costa giustamente non poco, vista la difficoltà e il tempo che deve essere impiegato da chi lavora in questo campo.

Cure particolari

Alcuni cani hanno, associate a particolari caratteristiche fisiche o genetiche, alcune possibili patologie o tratti poco gradevoli. L’esempio classico sono i molossoidi:
il boxer, animale bellissimo, simpaticissimo e spesso buonissimo, ha la pessima abitudine di sbavare, fatto che, come facilmente si può immaginare, causa non pochi inconvenienti, tanto è vero che si è cercato di selezionare geneticamente esemplari che non possiedano questo difetto. Può anche essere portatore di malformazioni cardiache congenite che devono essere individuate nelle prime fasi della vita.
Il bull-dog, attualmente molto in voga, oltre alla bava, si esibisce in “russate” notturne e diurne che tengono sveglio anche il vicino di casa. Sopporta malissimo le temperature elevate, avendo spesso una particolare labilità dell’apparato respiratorio e se lo portate in vacanza in luoghi molto caldi rischiate di dover ritornare al volo a casa per evitare un edema polmonare. Ha inoltre a causa della sua conformazione ossea (è la selezione da parte dell’uomo di quelle che in realtà sono caratteristiche negative per l’animale) spesso problemi di movimento e displasia assortite (anca, gomito, colonna, ecc.). Non raramente soffre anche di problemi cutanei legati alla presenza di pliche soprattutto facciali.
Lo Shar-pei, cane cinese dalle mille piegoline cutanee, è un libro di patologie assortite, dermatologiche e non. Ad un congresso di Medicina Veterinaria a San Francisco, come veniva menzionata qualche malattia assurda, subito ci informavano che si trattava di Shar-pei e tutti i Veterinari d’oltre oceano si facevano delle grasse risate (ernia iatali congenite, dermatosparassi, amiloidosi renale, artropatie immunomediate, ipotiroidismo, deficienza di IgA ecc.). Oltre quindi ad un costo di acquisto iniziale non indifferente di qualche milione, bisogna essere preparati a spendere parecchi soldi per cure veterinarie pressoché costanti.
Ovviamente i molossoidi non sono gli unici cani ad avere problemi determinati in parte dalla selezione.
Il bassotto è spesso soggetto a calcificazioni dei dischi intervertebrali che portano a ernie discali, il cocker e in genere i cani ad orecchie lunghe soffrono di otiti, i pastori tedeschi sono spesso portatori di displasia dell’anca, i collie di problemi retinici con conseguente cecità, l’elenco è lungo e non è possibile riportarlo in toto.
Oltre a informazioni generali sulle malattie ereditarie degli animali, recuperabili da internet con qualsiasi motore di ricerca, in Italia da pochi anni esiste la FSA che si occupa delle problematiche inerenti.

Ricordatevi di chiedere informazioni ad un veterinario PRIMA di comprare cani o gatti.

Lo stile di vita

Il gatto è uno strano animale sul quale circolano fantasiose storie e leggende. Fin dai tempi dell’antico Egitto è sempre stato circondato da un’aura sovrannaturale che l’ha accompagnato nel corso della storia.
A volte considerato benigno compagno e portafortuna, a volte accusato di connivenza con streghe e demoni, arriva nelle nostre case con poche differenze morfologiche dal lontano passato. La selezione umana nel suo caso ha avuto risultati minori rispetto al cane, cambiano un pò i colori e la lunghezza del pelo, ma fondamentalmente l’aspetto tra una razza e l’altra non è così diverso.
Lo si considera, a differenza del cane, particolarmente indipendente e poco propenso a coccole e smancerie.
Forse più del cane è oggetto di amori o antipatie folli, ci sono persone che non possono fare a meno di circondarsi di uno o più gatti e ce ne sono altre che nutrono nei confronti dei mici una vera e propria avversione patologica.

Fondamentalmente ci vuole un grosso rispetto per l’animale e a volte l’amore lo si dimostra di più rinunciando che prendendo. L’acquisto del bellissimo Akita-Inu o dell’Alaskan Malamute si spera sia riservato a coloro che vivono in località alpine o quanto meno fresche. Chi passa la maggior parte della giornata fuori di casa, se veramente rispetta gli animali, non dovrebbe adottare un cane, che abbandonato a se stesso per ore ed ore passerà il tempo a fare scempio di divani e tappeti o ad abbaiare provocando le ire dei condomini. Questo non è un dispetto come la maggior parte dei proprietari crede, ma scaturisce dalla noia che l’animale prova in un ambiente statico dove nulla succede. E’ molto difficile per una persona che vive da sola e lavora, poter gestire correttamente un cane, meglio decisamente scegliere un gatto, anzi due, che si terranno compagnia durante le lunghe ore di assenza dell’amico umano.
E tutti quelli che non hanno scelto, ma che per cause di forza maggiore (autostrada o marciapiede) si trovano a dover gestire animali che mai e poi mai sarebbero andati a procurarsi spontaneamente?
Insomma, qualche imprevisto ci vuole nella vita, se no dov’è il divertimento?
Se proprio non riuscite a separarvi dal cucciolo di Terranova che vi hanno lanciato dentro al gommone mentre facevate una gita sul Tevere, poco male, l’importante è che ogni tanto lo portiate a fare una nuotatina.

Il costo

E’ piuttosto diffusa la convinzione che per costo dell’animale ci si riferisca al costo di acquisto iniziale e basta. In realtà la spesa di acquisto è decisamente “il minore dei mali”. Le spese di tipo veterinario NON sono la voce di maggiore incidenza nella “gestione” di Fido o di Felix, anche se soprattutto il primo anno di vita può comportare diverse procedure veterinarie. Obbligatoria una visita precedente l’ingresso in casa dell’animale, sia che questo provenga dalla casa di amici, da un negozio, da un allevamento o da un rifugio per animali abbandonati.
Alla prima visita si devono aggiungere le vaccinazioni, indispensabili per evitare problemi gravi e a volte letali per i cuccioli. Il costo medio di una visita si aggira sui 20-30 €, variabile anche a seconda della città. La vaccinazione costa qualcosa in più, ma il cucciolo di cane nel primo anno di vita deve essere sottoposto ad almeno tre richiami, mentre generalmente il gatto se la cava con due vaccinazioni. Ogni anno le vaccinazioni devono essere ripetute, con l’eventuale aggiunta dell’antirabbica (cane e gatto) e della vaccinazione per il virus della leucemia felina (FeLV) nel gatto. Nelle zone a rischio si effettua la profilassi per la filariosi cardiopolmonare. Variazioni dello schema vaccinale sono possibili a seconda della situazione di vita dei soggetti.

Cane: il costo maggiore, soprattutto per i cani di grossa taglia, è legato all’alimentazione. Nutrire il cane con cibo di buona qualità, casalingo o preconfezionato, può costare giornalmente 1 o 2 €, che devono essere almeno raddoppiati o triplicati per i cani di taglia gigante. L’eventuale permanenza estiva del cane in una pensione, se ci si reca in luoghi nei quali l’amico peloso non ci può seguire, può costare dagli 8 ai 15 € o più al giorno e ci si deve ricordare di prenotare con largo anticipo se si parte nei periodi “soliti” (luglio e agosto).
Ricordarsi di assicurare il cane: il proprietario è ritenuto responsabile dalla legge di qualsiasi incidente che l’animale possa provocare, sia alle persone che alle cose.

Obbligatoria (legge 281 del 1991 e leggi regionali) anche la denuncia di possesso dell’animale (Comune o Asl Veterinaria, Ufficio tutela animali) ed il tatuaggio dello stesso o identificazione con microchip.  

Gatto: i costi sono più ridotti, ma il cibo e la lettiera possono costare anche 1 €  al giorno. Dato tecnico che però se ignorato costa caro: non buttare mai la lettiera del gatto nel WC, si corre il rischio di dover ricorrere all’idraulico e al muratore per sgorgare le tubature (altro che parcella del veterinario!).
Il gatto sopporta male di essere portato in pensione, la soluzione migliore sarebbe di trovare una persona di fiducia che possa recarsi a casa vostra e occuparsi del micio per almeno un’ora al giorno (cibo, pulizia, coccole, ecc.). Anche in questo caso è necessario essere previdenti e preoccuparsi di risolvere il problema “vacanze” con un certo anticipo.